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martedì 11 ottobre 2011

B

C'è un cuscino
bagnato
nella notte.

sabato 17 settembre 2011

Ho trovato un cestino di amarene in città

Ho perso un altro sassolino di innocenza
tra un parcheggio e la notte
palazzi vuoti, il silenzio cupo
che carezzavamo di sospiri

aiuole, irrigatori accesi

Nessuno mi aveva detto
che non era una perdita

lunedì 5 settembre 2011

E' stata una cosa troppo intensa

lui, che è così piacevole,
lui, che è delicato, paziente,
lui, che mi ha fatto da guida,
lui, con cui ho sperimentato la nudità fine a se stessa,
lui, che tutto in un'ora o quel che è stato, è stato il primo a toccarmi, è stato il primo che ho toccato, è stato il mio primo bacio, il mio primo rapporto totale!

.. lui, che è lontano.
.. lui, che abbiamo vite così differenti e quasi incompatibili.
.. lui, che ha un fidanzato stabile, e l'ho sempre saputo.
.. lui, che.. e se mi avesse usato?

e io.. io, cosa ho fatto?

domenica 20 febbraio 2011

dove sta un sano confine tra il lavoratore e l'individuo? Dove inizia la prevaricazione?

▢  straordinari infrasettimanali
▢  avere un rapporto amichevole con il proprio datore di lavoro
▢  straordinari al fine settimana
▢  straordinari da casa
▢  reperibilità tendente al 24/7
▢  limare progressivamente e costantemente gli hobby, talvolta anche quelli a pagamento (con spreco di soldi nella fase di transizione)
▢  non preoccuparsi molto quando il proprio datore di lavoro si spinge un po' sul personale
▢  limare progressivamente e costantemente il tempo da dedicare alle passioni con la P maiuscola
▢  dover spostare quasi ogni volta gli appuntamenti dal dentista
▢  svegliarsi di sabato mattina con già la sensazione di fallimento, di aver sprecato un weekend intero, tanta è la perdita di interessi, di voglia di fare, tanto è il senso di svuotatezza
▢  scoprire su un social network che il proprio datore di lavoro "stringe amicizia" con una ragazza che non conosce, di cui non dovrebbe interessargli molto (o addirittura nulla), di cui sa che a me piace e ci stiamo appena frequentando.

sabato 19 febbraio 2011

[senza titolo]

il mare (all'una) di notte.
Un cielo cobalto appena incupito, e uno stato mentale, che sembrano le otto di sera, o forse anche meno.
Illudermi che sia ancora presto, che non abbia sprecato tempo prima, che non ne sprecherò dopo.
Il rumore di fondo del mare, un po' più forte di quanto credessi.
Immondizia sparsa, una scarpa da tennis, una sedia di plastica bianca che si erge sbilenca sulla riva.
Sto quantificando la mia dipendenza dal porno, o meglio, l'astinenza, e forse non avere un traguardo ne fa a maggior ragione un deterrente.
Spifferi di brezza fredda, fruscìi di sabbia che volteggia radente.
Torno a casa.

domenica 9 gennaio 2011

[senza titolo]

Formalizzare l'idea di stare sprecando la mia vita,
non avere voglia neanche di darle un brivido io stesso,
tra poco un giro in centro da solo,
tra chi non ha voglia di uscire, chi non ha voglia neanche di farsi vivo, e chi magari prova a cercarmi ma non mi trova
più tardi, forse, un po' di lavoro,
di quelli che strascico oltre ogni limite di umana decenza con voglia sempre minore, e dignità proporzionale,
e ancora un po' più tardi, un letto freddo.

martedì 2 novembre 2010

uuh

avevo dimenticato che l'irish coffee dell'irish pub ha in cima un trifoglio di topping al cioccolato.
Ora voglio montarmi la testa e credere che sia una dedica speciale della cameriera carina e dolce.

giovedì 28 ottobre 2010

[senza titolo]

va tutto così strrrraorrrrdinnnariamennnte bbbeeennneee che quasi mi metterei ad ascoltare il cd che porta sfiga

mercoledì 6 ottobre 2010

avevo scritto di quando avevo preso un ambo secco al lotto ma non avevo giocato la schedina? immagina la stessa cosa per un QUATTRO al superenalotto

[vabbè che parlare di queste cose non fa molto blogosfera, anzi, e può dare un'immagine distorta di me, ma chissenefrega in fondo]

e con dei numeri scelti completamente a caso.
Comunque la cosa è relativa, ho non-vinto "solo" 230 euro.

domenica 3 ottobre 2010

Con certi presupposti

certo che poi uno si va a pigliare le mine da solo al ****** [il mio locale preferito].

lunedì 27 settembre 2010

C.V.D.

[...]
grì: [...] perché, come ti ho detto diverse volte--
gripapà: Fammi dire questa poi sto zitto.
grì: Non è necessario che poi stia zitto, ma che, detta questa, stessi a sentire quello che dico io.
gripapà: [Dice quella che voleva dire]
grì: [Sentita quella, rinuncia a dire ciò che voleva dire]

[e la discussione cade causa silenzio generale in aula]

sabato 25 settembre 2010

[senza titolo]

Forse non aveva su di lui lo stesso ascendente che Martino per Alex, e anche all'ultimo sembrava essergli stato riservato un destino meno glorioso, ma il tipo che andava al Transilvania in camicia e usciva in centro con la maglietta dei Tool era pur sempre un tipo. Per alcuni limitati aspetti, quasi un'istituzione.


Alzò il volume dell'autoradio per non pensare, o forse per lasciarsi sopraffare ancor più dai flussi della mente.
Davano "Hotel California", uno di quei classiconi che di sicuro gli piaceva parecchio, e per poco non lo immaginò improbabilmente seduto sul sedile passeggero a cantarla, magari facendo air guitar o qualcosa del genere.

martedì 14 settembre 2010

[senza titolo]

se andassi ora in mezzo a un prato a miglia e miglia dalla civiltà, lontano da ogni interazione umana, e soprattutto tecnologica, e lì mi lasciassi morire di stenti, o di rottura di palle, in due/tre giorni di nulla, almeno avrei solo il rimpianto di non aver fatto abbastanza di quanto voluto nella mia vita/per la mia vita, almeno avrei tolto la gravosa cornice di frustrazioni.

lunedì 23 agosto 2010

[senza titolo]

Apatia, scazzo, accidia, una qualche forte insofferenza verso molte (tutte?) le persone che per disparati motivi sono o percepisco superiori a me, il non riuscire e non voler combinare un cazzo, e al tempo stesso odiare questa condizione.

[Looks like 17,
& it's not fair.]


E nel giro di venti minuti, sentire il fuoco della creatività [di quel tipo che oggi si chiama Arte con la A maiuscola, e che quasi mi vergogno a definirla tale in forma scritta, quando sono io a concepirla, e la chiamo creatività al pari di un hobbino tipo bricolage o taglio e cucito] come passione quasi selvaggia pur non sembrando, che ha vita propria, che rinasce e ridà vita, trovare spazio in me e crearne di nuovi, per quanto ci sono impedimenti saputi e risaputi (leggi: tempo.)
E ora che leggo "tempo", sentire quasi montare l'ira di nuovo per quanto sento che me ne manca (pur non volendo ammettere a me stesso quello che spreco) e, una volta tanto in contesti del genere, sforzarmi di mantenere la calma.

Che strana, la mente.

giovedì 19 agosto 2010

causa [anche] acidità crescente

ripropongo quanto detto in data 18 aprile 2010: cercasi volontari accompagnatori per viaggio a Londra o Berlino in autunno.
Delurkarsi e commentare o scrivere a grig-io [at] libero.it

[lo stesso giorno]

il mio ex capo diceva: parla come se le persone non capissero un cazzo

grì: vediamoci stasera per quella serie di eventi che avevo proposto. vi allego una mia proposta di pianificazione (per cui il primo sarebbe domani pomeriggio)
a: non stasera.. se ne parlassimo domattina al mare?
b: sì sì mare!
c: sì sì domattina!
qua qua qua qua qua

domenica 25 luglio 2010

depreco la settimana, ma maledico il weekend.

La settimana è lavoro, la settimana è lavoro, la settimana è lavoro; è un lento sopprimere di piccole perle di momenti per sé, in nome di una lista di cose da fare che divora e divora e cresce e non paga, se non di tanto in tanto un poco di soddisfazione e ancor meno denaro. E' un tirar più la cinghia oggi e domani e domani l'altro ché un giorno magari la allenti. E' il tempo in cui si è occupati in primis per schema mentale, e si fa muovere qualcosa che sembra poco di para-lavorativo. E' il tempo in cui si è occupati.
Il weekend è il tempo dell'horror vacui, del panico. Lo schema mentale crolla per (anche naturali) convenzioni sociali laddove dovresti intasarlo di quel qualcosa che sembra poco di para-lavorativo al punto che ti ritrovi ad altalenare fra il lavoro compulsivo e disumanizzante e il cazzeggio compulsivo nervoso che per sua natura non è di alcun sollievo né tantomeno aiuto ai lavoretti extra che ti sei sobbarcato o a passioni e progetti personali. Sale la sensazione di essersi calati troppo le braghe, o di essere stati costretti da certe contingenze, sembra di essere scarnificato, con una cornice di apatia, insofferenza personale e/o sociale, fino al rigettare a priori ogni interazione con altre persone. Salvo poi realizzare che c'è chi fa un lavoro remunerativo e magari nel suo piccolo soddisfacente, non ha strampalate ambizioni da rincorrere e fa abbondantemente vita sociale.
Sto iniziando ad odiare il mare di giorno d'estate, pur avendocelo a pochi chilometri: non per la mia ipertricosi (chiamiamola così) e non troppo perché sono ancora agli antipodi dell'abbronzatura. Resterei per tutto l'arco delle ore diurne barricato a letto a dormire neanche tanto per sonno (che magari ne ho davvero un po' arretrato) quanto per sfuggire.
Ok, buona domenica al nessuno che sta leggendo, e anzi forse sarà al mare, ma di sicuro a divertirsi.

domenica 20 giugno 2010

non voler essere sveglio e non riuscire a dormire

sparire volontariamente. non essere cercato. non essere compianto, non essere rimpianto, non mancare a.
tornare. non essere accolto né interrogato né particolarmente considerato.


sparire volontariamente. essere cercato. essere compianto, essere rimpianto, mancare a.
essere dimenticato, o dato per assunto.
tornare. non essere accolto né interrogato né particolarmente considerato.

[lo stesso giorno]

queste settimane sempre più piene e svuotanti, questi sabati che non sono più prefestivi e non c'è più svegliarsi a mezzogiorno

"queste settimane sempre più piene e svuotanti, questi sabati che non sono più prefestivi e non c'è più svegliarsi a mezzogiorno, queste domeniche in scazzo e/o depressione, e comunque assonnate e appannate."

Santo cielo, scrivevo queste parole un anno e mezzo fa.

sabato 15 maggio 2010

[senza titolo]

si costeggiava la fabbrica di giochi sulla sinistra, dopo un po' una stradina piccola, forse a tratti sterrata, un bivio per il quale, andando dritti o comunque tenendo la destra, si superava una piccola collinetta del quale ho un vago ricordo dai contorni sfocati (parlo proprio dell'immagine che ne ho) visto dal lunotto posteriore di una Giulietta, fatto di terra, pochi alberi sulla cima le cui chiome si univano, e il cielo. Qualche curva in discesa e si arrivava a questi grandi magazzini sfigati e un po' angoscianti dove si andava a comprare gli abiti per Natale o qualche altra occasione importante. Un luogo che è diventato un archetipo, quasi un mito, una di quelle cose così vaghe eppure così, per qualche motivo anche irrazionale, permeanti, di cui sei incerto se sia mai stato qualcosa di vero o solo un sogno, magari ricorrente.
Tutto questo circa vent'anni fa.
[Oddio, fa un po' impressione a dirlo, a pensare che vent'anni fa c'ero, e avevo memoria].
Durante la mia precedente esperienza di lavoro, bazzicando spesso quelle zone, mi sono ripromesso di ritrovare questi grandi magazzini, di cui oramai sarà rimasto giusto un capannone, o forse neanche quello, un sabato mattina di primavera assolato.
Ed era circa un anno fa, e non è mai accaduto.
Fino a giovedì scorso.
Un pomeriggio piovoso.
In cui ho scoperto che a sinistra della fabbrica di giochi, nel raggio di almeno un paio di chilometri, c'è solo una strada, e privata; e dall'altro lato, le viuzze più vicine erano vicoli ciechi o che giravano in tondo.