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domenica 19 ottobre 2008

[senza titolo]

che poi, dire che tra quattro anni finisce il mondo, è come dire "È morto e sta per morire" con tutto ciò che la sentenza comporta (cfr. Roland Barthes, La camera chiara).

che poi, mi segnalano che non dovrebbe essere la effettiva fine del mondo, solo un qualche avvenimento terribile. Il che smonta un sacco di supposizioni e preoccupazioni e decisioni di cui sopra. si attendono ulteriori delucidazioni a riguardo.

giovedì 29 novembre 2007

visto per caso in libreria, e mi sono ricordato di parlarne

Don Sante Sguotti, "Il mio amore non è peccato", Mondadori, collana "Ingrandimenti", 13.00 euro.


dunque.
già la copertina è polemica, o tentativo di traviamento, o presunzione; di sicuro, calcolo.
Non tutti sanno che l'ordinazione sacerdotale non si può sciogliere, e quindi, un prete che per qualsiasi motivo voglia smettere la "professione", anche senza paramenti sempre prete resta.
Ma che uno che ha dichiaratamente smesso l'abito talare in favore della vita di coppia poi si vada a fregiare dell'appellativo di Don e del colletto bianco rigido, bè, la cosa mi stride assai.
Specie se penso che questi segni formali possono avere un grande valore suggestivo sul lettore medio che è autorizzato a credere: "mostrandosi come uomo di Chiesa, non può non mostrare (almeno verbalmente) quei valori". E qui l'inghippo.

ma il top è la quarta di copertina.
Cito a memoria, ma su per giù le parole sono quelle:
"Anche posto che Gesù avesse avuto un figlio e una moglie, il suo messaggio cambierebbe?"
Ed ecco che quasi mi va a scomodare Dan Brown, che ero quasi riuscito a rimuoverlo.
Ora, io non ho assolutamente i mezzi per fare un discorso teologico, e non mi ci addentro affatto. Mi limito solo a dire che il messaggio cristiano parla di un amore fraterno, che è completamente sghembo a quello sponsale: i due non si escludono direttamente, ma viene da sé che un non-sposato sia più portato ad un amore universale ed incondizionato. Vuoi per questo motivo, vuoi per imposizioni della Chiesa secolare, vuoi per cause varie ed eventuali, giuste o sbagliate che siano, fatto sta che, ad oggi, le regole del gioco sono queste. Ed essendo chiare da sempre a chi vuole dedicarsi alla vita sacerdotale, tentare di cambiarle per giustificare il proprio errore è quantomeno patetico.

Mi viene da pensare a quella storia di qualche anno fa, di un certo monsignor Emmanuel Milingo; storia dai toni decisamente più forti (se si esclude la forte possibilità che Don Sante sia il padre genetico del figlio che la sua compagna ha avuto), ma l'opionione pubblica sembrava molto diversa..

lunedì 29 ottobre 2007

uhmmmm

un mio contatto Messenger scrive come messaggio personale: "Albus Silente è gay. Assurdo."
uhmmmm
uhmmmmmmmm
uhmmmmmmmmmmmm
ecchiddiavoloè Albus Silente?
e Google risponde.
e grì rimane sconcertato.

Albus Silente non è una persona realmente esistente, è un personaggio di immaginazione: il maestro di Harry Potter.
Anche mettendo da parte il menefreghismo generale che ho sempre avuto nei confronti del maghetto coi fondi di bottiglia per occhiali, (anzi, diciamo che era un qualcosina in più di menefreghismo) non capisco.
Non capisco a cosa serva una dichiarazione così gratuita e praticamente sterile, che serve solo a confermare il fatto a chi ne aveva il sospetto, e a tutti gli altri lettori non importa una mazza; e soprattutto, non capisco perché dare tale informazione che comunque è superflua a tutto, e perdipiù a saga chiusa!
Ok, sono autorizzato a pensare che in quest'occasione J. K. Rowling puzza molto di pezzente che non sa come mettersi al centro dell'attenzione.

martedì 2 ottobre 2007

facendo un po' di ricerca sui libri popup

capita di trovare molte risorse interessanti (e ben venga, dal momento che stavo facendo un po' di ricerca).
Peccato che il 90% dei siti internet contenenti tali risorse siano graficamente dei cessi che altro che web 2.0, questi sono web -∞ (meno infinito).
Poi per fortuna capita anche il contrario.
Fascinazioni estetiche stupende.
Ma che naturalmente i contenuti non c'entrano un cazzo.

sabato 21 luglio 2007

librerie

libreria uno.
Pippo omosessuale e tossicodipendente, Pluto paranoico, Paperino che tira avanti tra Prozac e corna a Paperina.
Se non avessi prontamente richiamato alla mente
alcuni
sommi
esempi
firmati
ghebuz (che a sto punto potrebbe pure fare causa per plagio), con una presentazione così sommaria avrei detto che mi aspettavo di meglio da Woody Allen, anche se non lo conosco praticamente affatto.

libreria due.
scomunica ufficiale a BOL.it.
revocabile se mi insegnano la matematica.
Perché massimo-cinque-giorni-lavorativi per la preparazione ordine più massimo-cinque-(poi-divenuti-cinque-o-sei)-giorni-lavorativi per la consegna, a decorrere da lunedì 26 giugno 2007, secondo la matematica che conosco io, sarebbero scaduti molto ma molto ma molto prima che oggi.
guarda caso, il tempo effettivo di preparazione dell'ordine è stato identico a quello indicato come massimo. senza contare che questa è iniziata quattro giorni dopo l'ordine per incompetenze non mie (del carrello on-line e degli operatori telefonici).
ordine evacuato e spedito il 4 luglio.
già non era proprio un piacere.
sei giorni lavorativi voleva dire ricevere il tanto agognato pacco l'11 luglio (ricordo che le Poste Italiane lavorano anche il sabato), ultimo giorno utile. ma almeno era ancora un giorno utile.
Dieci giorni (di cui nove lavorativi) dopo, uno non se l'aspetta neanche più il cedolino di mancata consegna, ma di certo, se se lo ritrova tra la posta, non potrà non ignorarlo, ora che riscuotere il pacco è spendere inutilmente cinquanta euro.

lunedì 21 agosto 2006

cronache degli ultimi giorni part one

l'altra sera, Jack Frusciante è uscito dal gruppo. il film, non il libro.
Era da un sacco di tempo che non lo vedevo e, se non fosse che sono carampano del libro, forse avrei anche potuto evitare di vederlo. O forse no. Effettivamente credo che sia stata proprio questa la prima volta in cui l'ho guardato con occhi un po' più obiettivi. Non che l'abbia mai elevato a un film cult o fatto chissà quanto bene (anche perché quasi sempre i film trati da libri non riescono a raggiungere la stessa bellezza), ma non credo che prima mi fossi mai accorto del doppiaggio mostruosamente anni novanta e falsato delle ragazzine. Né che la scena di sesso mi stesse tanto sulle palle. Non mi sembra che il libro parlasse mai di sesso, ma tanto, nei film in cui c'è un minimo di storia d'amore (praticamente quasi tutti), la classica scena di sesso-romantico-che-ricalca-l'immaginario-di-una-ragazzina-in-età-adolescenziale è (ahimé) ormai un must. Di cui se ne potrebbe benissimo fare a meno. Tanto più se dalla narrazione filmica i due quasi non si sa se stanno insieme o no.
Vabbè.
Però c'è da dire che la scena in cui Alex, irritatissimo, sclera con la madre che dice "Hai mai visto qualcuno s p i n e l l a r e?" è fantastica e davvero realistica, tanto quanto l'altra in cui i genitori, a metà tra imbarazzo e pudicizia scema, fanno di tutto pur di non dire "preservativo".
Infine, complimenti per la scelta delle musiche (è una figata sentire così tanti pezzi dei Marlene Kuntz spuntare fuori così all'improvviso e sparirsene dietro l'angolo allo stesso modo) e alla buona recitazione di Stefano Accorsi (anche se come attore si vede troppo in giro e la sua immagine sta diventando un po' stantia).

mercoledì 3 maggio 2006

Sigmund Freud - Psicopatologia della vita quotidiana

E' un libro che mi prende davvero molto.
Inutile dire che mi prende in tutt'altro modo che il "Codice Da Vinci" o "Angeli e Demoni", che pure sono molto avvincenti per me.
Anche perché il primo è un saggio, gli altri due romanzi.
Consigliatomi da più parti e comprato proprio per la curiosità suscitatami, Psicopatologia della vita quotidiana mi sta aprendo un mondo. E mi sta cambiando in certe occasioni.
Tipo, quando non ricordo una parola cerco di seguire il metodo proposto (ma ancora mi perdo per strada..), oppure mi diverto a scoprire e analizzare i lapsus linguae.
L'ultimo, una mezz'oretta fa. Mia madre tirava il filo dell'aspirapolvere, non so se per cercare di scioglierne un groviglio (improbabile) o se per staccare la spina dal muro (tentativo comunque alquanto goffo). Al che, le chiedo: "Vuoi strappare il filo?"
laddove intendevo "Vuoi staccare il filo?"
[la frase corretta in italiano impeccabile sarebbe stata "Vuoi staccare la spina?", ma considera il tono colloquiale/informale/domestico, senza cui tra l'altro non ci sarebbe stato il lapsus]
E per di più, mi sono accorto subito che strappare non era la parola giusta, ma
1. non mi sono accorto all'istante del lapsus;
2. non riuscivo a ricordare la parola giusta staccare!

Due righe su "Codice Da Vinci" e "Angeli e Demoni" che, quando li ho citati a inizio post, mi hanno fatto ricordare questo pensiero. Da quanto riferitomi, ieri, Padre Livio di Radio Maria ha detto che la classica frase "tanto è solo un romanzo, non è realtà" non regge molto. perché, in prima istanza, romanzo o meno, fondamentalmente rimane sempre una calunnia. E, se uno ci tiene (ehmmm...) dovrebbe sentirsi parte offesa e reagire di conseguenza.
Per chi (come me all'inizio) ha creduto che questa frase fosse frutto di un certo risentimento offeso anche un po' piagnucolone, riporto anche un paragone dello stesso: è come se un tizio qualunque un giorno gli passa un grillo per la testa e si mette a scrivere che tua madre è una battona [non penso che abbia utilizzato questo termine.. hihihi].
Mia aggiunta: anche se "è solo un romanzo", ci sono state un sacco di persone che hanno preso per oro colato le parole di Dan Brown [e penso che il film sarà un'ancora maggiore circonvenzione di incapaci], perché è molto più probabile che qualcuno legga l'introduzione del romanzo - in cui l'autore dice "Tutto ciò che dico è assolutamente vero" - che non la primissima pagina del libro - in cui l'editore (perlomeno quello italiano) scrive "i nomi di personaggi e luoghi realmente esistenti sono utilizzati solo per dare veridicità al racconto. Eventuali analogie con fatti realmente accaduti sono casuali".

mercoledì 15 marzo 2006

spunti.. pregasi sceglierne almeno uno

- il braccio di Cristiano Godano nella locandina dello s-low tour dei Marlene Kuntz, che sempre mi aveva affascinato, solo ora ho capito essere la versione un po' rinsecchita di un braccio della Creazione di Adamo di Michelangelo. Peccato per quella luce bluastra su quel braccio. Peccato per la grafica (se non erro, non più curata da Raffaele Primitivo) che, tra l'altro, plagia in un piccolo particolare l'ultima copertina degli Afterhours. E peccato non poterlo vedere, un concerto dello s-low tour dei Marlene Kuntz.

- E' solo una mia impressione o del triangolo Afterhours-Marlene Kuntz-Verdena, dopo diverse collaborazioni e co-presenze ad alcuni concerti, ora sembra che ognuno si faccia completamente i cazzi suoi?

- L'incontro con una mia amica il cui nickname potrei tradurre in cernia stamattina mi ha proprio fatto piacere. Il passaggio nella libreria cattolica forse anche un po' di più (nonostante la solita ostilità della porta che si apre al contrario; quella porta l'ho sempre ritenuta una metafora del fatto che per certi aspetti si è perso un po' di dialogo tra l'uomo di religione e l'uomo comune). E per qualche istante mi ha reso ipersensibile e/o iper-recettivo nei confronti della realtà intorno a me. Un po' tipo "I bambini fanno oh" ma più realistico/serio.

- La mia dipendenza dal caffè psicologicamente è accresciuta da quando gli ho trovato un senso.
Ovvero, da quando mi sono accorto che su di me la caffeina funziona da eccitante (nel senso che mi tiene sveglio!!!)

- Leggi "La chitarra magica" di Stefano Benni (raccontino di un paio di pagine, tratto dal libro "Il bar sotto il mare"). Se leggi oltre la facciata del contesto glam rock sarai premiato/a nello scoprire una favola (favola, non fiaba: ripassa la differenza) che per me è l'apoteosi della vita reale che straccia il lieto fine comunemente inteso.
perché, oltre l'apparenza, una specie di lieto fine c'è. Non è il riscatto del protagonista apparentemente sfigato, leggera variante dello schema delle fiabe classiche. Cappuccetto Rosso, Biancaneve, La Bella Addormentata nel Bosco eccetera si rifanno ad un certo schema vita-morte-risurrezione. E la cosa va bene, ma dovrebbe servire giusto da promemoria. Invece oggi la nostra società e un certo nostro subconscio culturale ci vogliono tutti protagonisti. E oggi il concetto di protagonista ha fagocitato anche quello di eroe, che nelle fiabe era ben distinto.
[la persona che muore - simbolicamente o meno - non risorge da sola. Così anche nella Resurrezione propriamente detta: Dio è uno e trino, ed è il Figlio che muore, il Padre che riporta in vita.]
Il protagonista de "La chitarra magica", invece, non assurgendosi a protagonista/eroe, non è più allegoria del divino come spiegato poc'anzi, ma rappresenta l'uomo giusto [l'uomo-e-basta giusto, non il dio-fatto-uomo giusto]. Uomo che subisce un torto e che non ha possibilità di riscatto nella propria storia da parte di nessuno.
Eppure, c'è qualcuno al di sopra di lui, che conosce la sua storia, che sa che è un uomo giusto e che gliene rende atto (raccontandone la vicenda). E tra l'altro, non condanna esplicitamente il "cattivo".

Non era mia intenzione parlare in termini così teologizzanti, ma il post mi è uscito così, e non mi spiace.
Non era mia intenzione dilungarmi troppo, ma il post mi è uscito così, e chiedo scusa.

martedì 28 febbraio 2006

good maaawrning..

diciamo che "Angeli e demoni" di Dan Brown mi sta divorando, come a suo tempo "Il codice da Vinci" (con "a suo tempo" intendo quando l'ho letto, anche se, detta così, sembrava che "Il codice" fosse uscito per primo).
Dicevo, mi sta divorando, non sono io a divorarlo come può succedere con un libro.
A contenuti, potrei polemizzare per ore sui due libri succitati, ma è indiscutibile che lo stile letterario di Dan Brown, superate le prime 50/100 pagine, ti trascina all'inverosimile e non riesci a staccare gli occhi dal libro.
E così stanotte ho dormito più o meno tre ore e mezza.
Giusto perché mi si chiudevano gli occhi da soli, non perché avessi finito il libro (peccato).
E diciamo che adesso mi sento abbastanza cadavere in quanto a vigore.. ma fa niente.
Poi semmai un'altra volta parlerò delle castronerie che dice. E di quanto sia inconfutabile che siano castronerie.
Tipo il protagonista che definisce Roma koyanisqatsi. Potrebbe anche starci, se solo non fosse statunitense (New York, secondo quest'ottica, cosa sarebbe?? il post-armageddon?).
O la coprotagonista, scienziata del CERN, che subito dopo aver cantato una mezza lode dell'universo, incespica in un rovinoso "Madre Terra". ok Vittoria Vetra, niente in contrario col fatto che tu possa trovare risposta al tuo senso religioso nella tangibilità del creato, ma semmai credi in Padre Universo.. visto che sei una scienziata lo saprai che la Terra non esiste a prescindere da tutto!! voler credere in Madre Terra piuttosto che in un eventuale Padre Universo suona un po' come la teoria geocentrica, ma il bello è che è proprio una persona di scienza a dirlo!!!
Ultime due righe su altri argomenti:
1. Mentre pranzavo, mi sono reso conto di quanto possa cambiare la visione del mondo tra due persone anche solo perché non hanno la stessa altezza.
2. Vittoria "quella di MTV e delle Iene" (non ricordo il cognome, e forse si chiama Victoria, con la C) al festival di Sanremo mi sembra il vino nuovo che spacca gli otri vecchi in cui viene versato.
E "spacca" qui non va visto come "spacca" la traduzione di "It rocks!" per dire che qualcosa è figo, "spacca" qui va inteso come fa danni e basta.

domenica 29 gennaio 2006

pensieri ramificati frattali..

volevo ritrovare una frase de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera da porre come titolo del post, ma la cosa ha richiesto più tempo del previsto.
Ho cercato la frase di Kundera in pagine pescate a caso dal libro. Non l'ho trovata.
Ho cercato la frase di Kundera tra la raccolta di citazioni, frasi mie, ricordi cartacei. Non l'ho trovata.
Ma mi è capitato tra le mani un fogliettino con una dedica del mio Amico, quello di cui avevo detto: «Colui che mi chiamava "fratellino" prima ancora di ricordarsi il mio nome, che, a quanto pare, da qui in avanti dovrà sbiadire la sua presenza sulla mia vita». il bigliettino diceva: «Ciao, fai il bravo». e fa un effetto strano leggerlo ora che so che dovrà partire; fa un effetto ancor più strano dal momento che non mi ricordo minimamente da dove è spuntato fuori quel bigliettino, né l'occasione in cui può averlo scritto. L'unico mezzo ricordo che ho, è che sicuramente gli avrò risposto qualcosa tipo: «Spero di essere bravo, non fare il bravo». Non mi piacciono certi luoghi comuni verbali. Come "fare l'amore" è un'espressione che non vorrei utilizzare mai. sia ben chiaro che l'amore è il sentimento, l'atto fisico si chiama sesso. e la parola "sesso" non ha assolutamente una valenza negativa, come invece erroneamente la nostra società o educatori inadatti ci hanno portato a pensare.
Non so perché ma l'espressione "fare l'amore" la potrei passare giusto a Battiato, e comunque solo come licenza poetica. Forse perché l'ultima canzone di Jovanotti che passa la radio utilizza quell'espressione in una frase dalla melodia che mi ricorda molto Battiato (non è un complimento, è mancanza di originalità).
Ho cercato la frase di Kundera in giro per internet. Non l'ho trovata.
Ma ho trovato quest'altro stralcio a dir poco stupendo.
La debolezza, il non sapere cosa volere,
l'insoddisfazione assoluta dell'uomo moderno
che tanto mi affascinano, resi direi alla perfezione.

Tereza sentiva che il coraggio le stava sfuggendo. Era disperata per la sua debolezza ma non riusciva a dominarla. Disse: " Ma non è mio desiderio".
L'uomo abbassò immediatamente la canna del fucile e disse, molto tranquillo: "Se non è suo desiderio noi non possiamo farlo. Non ne abbiamo il diritto".
E la sua voce era gentile, come se si scusasse con Tereza di non poterla uccidere se non era lei stessa a desiderarlo.
Quella gentilezza le spezzava il cuore: voltò il viso verso la corteccia dell'albero e scoppiò a piangere.

Ho cercato di nuovo la frase di Kundera nel libro. L'ho trovata. ed era praticamente come me la ricordavo (d'oh!):

ma il mondo era così brutto che nessuno aveva voglia di risorgere dai morti
.

la volevo come titolo perché mi richiamava lo stesso carattere sobrio e al tempo stesso apocalittico di una cosa che ho pensato oggi guardando il telegiornale. Vedendo le due colombe appena liberate dal Papa rientrare nello studio del pontefice, ho pensato come la pace sia accolta dal mondo solo con freddo, e come quindi sia naturale che non voglia più andarci.