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domenica 2 luglio 2006

dopo il Codice

dopo il Codice, capitolo che forse chiuderò quando vedrò il film - ma non è detto - prendo a parlare un po' del Vangelo di Giuda. Ne so molto poco, quindi, o ne parlerò giusto un poco e basta, oppure inizierò a scrivere per ogni minima cosa che verrò a sapere.
I miei primi dubbi li avevo già espressi la prima volta che ne ho sentito parlare. oggi che lo ritrovo su Internet Bookshop (dove tra l'altro si può vedere anche la - purtroppo - commercialissima copertina) spuntano altri quesiti.
Perché ora, il tempo di leggerlo e un sacco di persone lo considereranno come una realtà che ci è sempre stata sempre tenuta nascosta?
Ok che nei primissimi secoli del Cristianesimo il Vangelo di Giuda è davvero stato condannato, ma dico, ci sono una trentina di Vangeli (tra canonici e apocrifi) che evidentemente, essendo stati preservati, non dicono le stesse cose. E con un rapporto di 30 a 1, e il suicidio di Giuda, io preferisco non vederlo come un eroe, come si evincerebbe dai suoi scritti. D'altro canto non posso considerarlo come il personaggio "maledetto" o da maledire: se la versione della storia che conosciamo tutti è vera, Giuda è stato l'apostolo debole che ha ceduto prima alla tentazione di tradire Gesù, e in seguito, allo sconforto per quanto fatto.
Tra l'altro, non credo che andrebbero sottovalutati i sottili inganni del male. Dal Vangelo di Giuda egli traspare come l'apostolo chiave, necessario alla rivelazione di Cristo, e al suo "svestirsi" delle spoglie mortali. E mi sembra un po' come quando ad Adamo ed Eva venne promesso che sarebbero diventati come Dio.
[non sto ora qui a parlare di Adamo ed Eva come personaggi storici realmente esistiti, ma la loro vicenda è comunque rappresentativa di certe cose.]
boh, comunque, penso sia meglio che lo legga, il libro, per poterne parlare al meglio.

domenica 21 maggio 2006

citazione

Non è che la cultura pop sia di per sé malvagia o che non abbia nulla di buono da offrire. Ma essa generalmente si adopera per dare alla gente ciò che essa vuole sentire, a prescindere dalla verità. - Carl Olson

già si dovrebbe capire di suo, ma io per chiarezza aggiungerei che, proprio perché la cultura pop dà alla gente ciò che essa vuole sentire, la gente è appagata e, pur di mantenere questo stato, prende a prescindere dall'oggettività, e la proposta della cultura pop viene impropriamente innalzata a realtà.
Non ci avevo mai pensato molto a fondo, e leggere questa frase è stato un'apertura mentale immensa, come tirare via i tendaggi di velluto dal finestrone di una sala buia.
Perché tra l'altro questo è un meccanismo che accade in moltissimi ambiti nei più disparati contesti: così molti sciocchi vengono convinti che pagare cento euro - o anche il doppio - per un paio di jeans qualunquisti, o per una maglia di cui effettivamente non hanno bisogno, non sia farsi derubare; così molti sciocchi non vogliono sapere che il Priorato di Sion è stato fondato intorno agli anni Cinquanta da un elettricista o idraulico o giù di lì.

Per chi non l'ha letto, l'ultima frase era un riferimento al Codice Da Vinci. La citazione infatti è tratta da un'intervista riguardo alle magagne scritte nel best seller, da eMule ho scaricato qualche file testuale serio che intende smontare Dan Brown.
Tra l'altro, due nuovi motivi per cui non si può dire "è solo un romanzo".
1. Anche "I promessi sposi" per alcuni potrebbero essere "solo un romanzo", ma è universalmente risaputo che l'opera massima di Manzoni era una metafora della situazione norditaliana del periodo traslata di un paio di secoli addietro.
2.
Se lo scenario fosse un altro e il romanzo non fosse Il Codice da Vinci, ma avesse per protagonista il principe Siddharta e raccontasse un’altra storia, quella del Buddha, che dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni - che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) - era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Certamente l’atteggiamento verso un romanzo del genere sarebbe ben diverso da quello registrato verso Il Codice da Vinci. Autorità di tutte le religioni denuncerebbero l’odiosa mistificazione anti-buddhista e l’incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione sicuramente sarebbe vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui fosse proposta una versione per il grande schermo, caccerebbero a pedate l’autore, considerando l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto. E Ron Howard, Richard Gere e Tom Hanks sarebbero in prima linea a sottoscrivere appelli per il Dalai Lama offeso, vilipeso e tradito nella sua fede e a raccogliere fondi per finanziare campagne in suo favore. Questa certamente sarebbe la reazione di fronte a uno scenario del genere. E sarebbe la reazione giusta e condivisibile. Ma perché quando è la Chiesa Cattolica al centro della diffamazione le cose cambiano totalmente? Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo mediocrissimo prodotto letterario è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è “l’ultimo pregiudizio accettabile” (è il titolo di un libro di Jenkins: The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003). - Nunzio Primavera
Questo scritto di tale Nunzio Primavera esprime molto meglio di quanto non avessi potuto fare io un pensiero molto simile. Anche se il leggere a fondo pagina "Ufficio Informazioni dell'Opus Dei" - dizione presente anche nell'intervista a tale Carl Orson - mi ha un po' inquietato.
Vabbè, c'è di peggio.
tipo, capire (o ammettere a me stesso) che i locali sotto quell'insegna Dianetics sono una sede di Scientology vera e propria.
O vedere il Vangelo di Giuda sulla vetrina di una qualunque libreria laica. Con il titolo stampato color oro laminato (e la copertina in generale) stile romanzo best seller stracommerciale.
La finzione passa per realtà, la realtà viene patinata da finzione (non è soltanto il Vangelo di Giuda, è lo stesso meccanismo delle fiction che ricostruiscono le vite di personaggi realmente esistiti), la devozione sorpassa e socialmente vince e uccide la fede. Io stesso non riesco a non razzolare bene come predicherei a me medesimo.
Ci vorrebbe una frase conclusiva: o fatalista tragica, o speranzosa nonostante tutto. Ma non ne trovo nessuna, e le due alternative sono scontate.
Frase che non è un finale ma dovevo dirla: spero di non passare per un frustrato del cazzo.

venerdì 7 aprile 2006

[senza titolo]

Qualche giorno fa ho rivisto in autobus colei che mi stillicide .

Ciao, appena ti ho visto ho voluto ridarti il cd che mi avevi prestato. E' quello giusto? Ne avevo una pila nello zaino e ne ho quasi pescato uno a caso..
Si, è quello giusto. T'è piaciuto?
Abbastanza. Ohi, poi non sono più potuta venire al concerto che mi avevi proposto; sai, era il compleanno del mio ragazzo.
Ah. ____________________bè, è giusto.

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Torno al mio posto, ché [non mi ricordo perché]. Ci vediamo.. dopo.. o.. domani..
mm.. non lo so.

Forse abbiamo parlato un po' di più di quanto citato, ma avrò tralasciato al massimo trenta secondi.
Voglio credere che il buco di silenzio sia qualcosa come l'imbarazzo di due carissimi amici (ma non siamo carissimi amici) che non sanno cosa dirsi dopo un lungo periodo che non si vedono/sentono, invece che l'impaccio del mio innamoramento e/o della sua consapevolezza. Non mi pare di essere così ostinato. Almeno in questo.
Curioso come, ieri sera, ero vestito più o meno ska (camicia bianca, cravatta nera, ironia e cazzeggio) e un mio conoscente, abbastanza truzzo, mi si è messo a parlare del gilet aperto (da indossare sopra la camicia, e con un paio di jeans strappati fighi), il trend di quest'anno (parole sue, ma un'espressione così tecnica me la sarei aspettata da un fighetto più effeminato - effeminato, non necessariamente omosessuale). Mm, diciamo che è sfuggito qualcosa. O a me o all'altro.
Come anche a chi mi ha paragonato a Billie Joe Armstrong (il cantante dei Green Day).
Male male male.
Perché B.J.A. cinque minuti fa ha deciso di travestirsi da Robert Smith (il cantante dei Cure) con in più la camicia [ma la musica dei Green Day ancora non mi dispiace, peccato per le polifoniche e le ragazzine..], mentre io, camicia bianca e cravatta nera le indossavo prima di Avril Lavigne.
In definitiva, mi avrebbe fatto molto più piacere essere paragonato ad uno dei primi Meganoidi.
Stamattina, alla rassegna stampa del tiggì, ho letto di sfuggita (era un articolo non letto dal giornalista) il titolo di un articolo che diceva del Vangelo di Giuda (a quanto pare, scoperto poco tempo fa e tradotto ancor più recentemente) secondo cui Gesù stesso avrebbe chiesto di essere tradito.
Non mi voglio soffermare sulla domanda "Ma questo Giuda evangelista è l'Iscariota, il traditore?" anche se potrebbe anche valerne la pena. Ma ho domande migliori.
Se Cristo avesse chiesto a Giuda di essere venduto ai farisei che l'avrebbero ucciso, probabilmente Egli stesso avrebbe dovuto pagare l'apostolo per convincerlo. Ma altri vangeli dicono chiaramente di chi fossero i trenta denari..
Se Cristo avesse chiesto a Giuda di essere venduto ai farisei che l'avrebbero ucciso, perché Giuda poi si è sentito tanto in colpa da suicidarsi?
Se Cristo avesse chiesto a Giuda di essere venduto ai farisei che l'avrebbero ucciso, perché nell'Ultima Cena dice: Guai a colui che mi tradirà?
Se Cristo avesse chiesto a Giuda di essere venduto ai farisei che l'avrebbero ucciso, la colpa di Giuda sarebbe molto più lieve del triplo rinnegamento di Pietro. E allora perché è Pietro che Cristo sceglie per fondare la Chiesa?
In definitiva, SE IL TITOLO NON E' FUORVIANTE, o la notizia è un fake, oppure la realtà supera Dan Brown.
E' bello accorgersi di non essere l'unico tremendamente indeciso rigaurdo alle elezioni di domenica e lunedì.
Ed è bello accorgersi di non essere l'unico che si vede quasi costretto a votare X pur di non far arrivare il proprio voto a Y.
Perché è brutto accorgersi che non esiste Z.
Ma c'è una parvenza di soluzione. Come tra il bianco e il nero c'è il grigio (e tra il Bianco e il Nero c'è il grig-io), tra rosso e nero ho deciso/capito che c'è il bianco.
Inutile dire che rosso e nero sono esagerazioni e non significano rispettivamente "amore" e "morte", come bianco qui non sta a significare "pace".