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domenica 28 settembre 2008

[senza titolo]

Prologo 1: undici/dodici mesi fa dicevo: subito dopo la laurea (prima della primavera 2008) devo formattare il computer. [Sarebbe pure stato meglio formattarlo prima di preparare la tesi per avere meno problemi, ma già stavo strettino coi tempi - ndgrì]
Prologo 2: e naturalmente non l'ho più fatto.
Prologo 3: da qualche settimana la linea internet è molto più lenta del solito.
Prologo 4: due settimane fa amico (quello senza punto interrogativo) mi ha consegnato un lavoretto da eseguire al computer.
Che ho iniziato seriamente sabato scorso.
Nel bel mezzo della fase di ricerca per il suddetto lavoro, un aggiornamento automatico mi fa riavviare il computer che intanto era andato in palla - o si era appena ripreso dall'impallamento.
Tutta la fase di ricerca era avvenuta su web e non avevo salvato o copiato nulla, o quasi.
Poco male, al riavvio Firefox chiede "Ripristinare sessione precedente?".
Cosa che non è avvenuta.
E vabbè, posso sempre provare l'azione kamikaze di aprire tutta la cronologia, non sarà mica così grossa, l'avevo vuotata ieri.
E andando a compiere questa operazione, mi sembra di intraleggere qualcosa tipo 130 pagine.
Non proprio pochissime, ma si può fare.
UNA INTERA SETTIMANA che quando sono a casa al pc
nel Task Manager cmopaiono solo le operazioni di base del sistema e Firefox, quest'ultimo con priorità alta
chiudo schede (lentissimamente rispetto al normale, visto il processore intasato)
ogni tanto trovo Firefox chiuso inaspettatamente da solo
riapro
ripristino sessione precedente
riprendo a chiudere schede lentissimamente
per arrivare a venerdì (l'altro ieri)
quando mi accorgo definitivamente che
1) ad ogni riapertura di Firefox dopo chiusura improvvisa, le schede riaperte sono tutte quelle della cronologia, nessuno sconto per quelle chiuse nelle sessioni precedenti
2) le schede della cronologia sono SEICENTONOVANTACINQUE
Da venerdì sera ad ora ho avuto la grazia di riuscire a non avere chiusure inaspettate di Firefox, e sono riuscito a chiudere quasi trecento schede, il brutto è che più vado avanti e più il browser sembra ingolfato (l'ultima scheda che mi ricordo di aver chiuso oggi avrà impiegato minimo venti minuti)

Ora sto scrivendo da un mac che va' a sapere perché solo oggi la wi-fi va così da schifo che tipo la pagina ti si apre al decimo refresh o giù di lì.

Contorna con amici che o non escono o non rispondono (e il non trascurabile background che amico? ed io non parliamo da un mese esatto proprio oggi), brutto tempo, fame nervosa, un lento senso di odio che sale.
Magari vado ad alienarmi un poco al centro commerciale o in centro.

domenica 29 giugno 2008

stridore di denti e pianto isterico

e non posso urlare.
e non ho un cazzo di nessuno con cui poter parlare.
e non ho un cazzo di nessuno con cui permettermi di voler parlare.

domenica 1 giugno 2008

morire. dormire. sognare, forse.

domenica 23 dicembre 2007

cronaca

grì parla di "amico?" con "amico".

grì: ci conosciamo da lungo tempo, e la cose vanno in linea di massima bene, tra alti e bassi, ma è da un periodo ormai che i bassi sembrano sempre più bassi.
E a volte non lo capisco, o non vuole farsi capire lui.
E tante altre cose. Ultima ma non ultima questa.
amico: perché non la chiudi, quest'amicizia?
grì (appena perplesso, cerca di temporeggiare): bè, effettivamente, non saresti la prima persona a dirm--
amico: non ti ho detto di chiuderla,
grì: °.°
amico: anzi.


Anche se pure, con una meccanica analoga al carosello del santo che proprio quando è più santo è più facile preda della tentazione, giusto quattro/cinque ore dopo mi trovo amico? col muso (muso esclusivamente rivolto a me, sia ben chiaro), e appena riesco a chiedergli "che c'è?", prende a comportarsi da amicone pur di non dirmelo.

sabato 28 luglio 2007

tarlo

discorso che in tempi brevi farò a nessuno (fuori da sti 1024 x 768 pixel) tranne uno, in quanto non la prenderebbero bene.

Tu che diresti se un giorno decidessi di andare a fare l'artista? Ma artista nel senso vero del termine, tipo Cattelan - per capirci, quello che tre anni fa aveva impiccato tre fantocci raffiguranti bambini - ché dipingere tele, al più, oggi, è decorazione, non arte, è un passatempo o poco più.
E gli artisti non è che c'hanno la botteghetta in paese, quelli sono i pittori/decoratori, semmai gli artisti hanno manager e galleristi [i soldi li vedono, il negozio no - ndr].
E diciamola tutta, il polo di tutto, se uno vuole restare in Italia - sì - è Milano. E poi sì, comunque c'è la Biennale di Venezia.

Da evitare come la morte* il fatto che non so nemmeno dove si comincia.
Anzi, un altro tarlo sta proprio nel fatto che da una parte non è che possa iniziare a impiccare pupazzi qua (cittadina bassoborghese fighetta), e dall'altra, non è che i galleristi attendano il primo sconosciuto alle porte delle metropoli.

*"evitare come la morte" rende un po' male, in questo periodo di particolare fascinazione verso una morte giovane. Nel senso, non voglio morire ora all'istante, né a breve/brevissimo, né ho alcuna intenzione di suicidarmi. però..

venerdì 29 dicembre 2006

aspettative

1) c'è chi mi vedrebbe o vorrebbe con un tatuaggio dalla fattura tecnica
2) c'è chi mi vedrebbe o vorrebbe impegnato esclusivamente nello studio e zero lavoro fino alla tesi
3) c'è chi mi vedrebbe o vorrebbe come dice lui e/o come lui
4) c'è chi mi vedrebbe o vorrebbe ordinato o qualcosa del genere

ci sono molti che mi vedrebbero o vorrebbero come un altro?

1) non sa che su me vorrei un certo minimalismo stile Tim Commerford
2) non capisce che non voglio campare sulle sue spalle fino ad allora
3) non capirà che il mondo non può seguire le sue regole
4) non sa che il mio ideale di futuro è il classico e tranquillissimo padre di famiglia

1) non ci conto troppo, ma forse un giorno potrei cambiare qualcosa in fatto di gusti estetici
2) sarai contenta solo se sfortuna avrà permesso che non avrò beccato un lavoretto in un tempo che non andrà oltre i 12 mesi
3) non succederà comunque, punto
4) sto facendo niente affinché il corso degli eventi vada come dico io?
e comunque, viste certe cose, una certa ragionevolezza ti dà avvantaggiato in quanto a previsioni.

staremo a vedere..


(se non hai capito niente in quanto agli eventi collegati al secondo link, chiedi e spiego)

domenica 24 dicembre 2006

puoi crederci o meno

ma Dio esiste.
E mi ha riabbracciato non più di mezz'ora fa.
Puoi crederci o meno, tu.
Io, con tutto rispetto, non transigo.

Questo non vuol dire che non cadrò mai più (seee.. magari), ma è sempre una bella cosa, diciamo.
(questo era un eufemismo)

domenica 29 gennaio 2006

pensieri ramificati frattali..

volevo ritrovare una frase de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera da porre come titolo del post, ma la cosa ha richiesto più tempo del previsto.
Ho cercato la frase di Kundera in pagine pescate a caso dal libro. Non l'ho trovata.
Ho cercato la frase di Kundera tra la raccolta di citazioni, frasi mie, ricordi cartacei. Non l'ho trovata.
Ma mi è capitato tra le mani un fogliettino con una dedica del mio Amico, quello di cui avevo detto: «Colui che mi chiamava "fratellino" prima ancora di ricordarsi il mio nome, che, a quanto pare, da qui in avanti dovrà sbiadire la sua presenza sulla mia vita». il bigliettino diceva: «Ciao, fai il bravo». e fa un effetto strano leggerlo ora che so che dovrà partire; fa un effetto ancor più strano dal momento che non mi ricordo minimamente da dove è spuntato fuori quel bigliettino, né l'occasione in cui può averlo scritto. L'unico mezzo ricordo che ho, è che sicuramente gli avrò risposto qualcosa tipo: «Spero di essere bravo, non fare il bravo». Non mi piacciono certi luoghi comuni verbali. Come "fare l'amore" è un'espressione che non vorrei utilizzare mai. sia ben chiaro che l'amore è il sentimento, l'atto fisico si chiama sesso. e la parola "sesso" non ha assolutamente una valenza negativa, come invece erroneamente la nostra società o educatori inadatti ci hanno portato a pensare.
Non so perché ma l'espressione "fare l'amore" la potrei passare giusto a Battiato, e comunque solo come licenza poetica. Forse perché l'ultima canzone di Jovanotti che passa la radio utilizza quell'espressione in una frase dalla melodia che mi ricorda molto Battiato (non è un complimento, è mancanza di originalità).
Ho cercato la frase di Kundera in giro per internet. Non l'ho trovata.
Ma ho trovato quest'altro stralcio a dir poco stupendo.
La debolezza, il non sapere cosa volere,
l'insoddisfazione assoluta dell'uomo moderno
che tanto mi affascinano, resi direi alla perfezione.

Tereza sentiva che il coraggio le stava sfuggendo. Era disperata per la sua debolezza ma non riusciva a dominarla. Disse: " Ma non è mio desiderio".
L'uomo abbassò immediatamente la canna del fucile e disse, molto tranquillo: "Se non è suo desiderio noi non possiamo farlo. Non ne abbiamo il diritto".
E la sua voce era gentile, come se si scusasse con Tereza di non poterla uccidere se non era lei stessa a desiderarlo.
Quella gentilezza le spezzava il cuore: voltò il viso verso la corteccia dell'albero e scoppiò a piangere.

Ho cercato di nuovo la frase di Kundera nel libro. L'ho trovata. ed era praticamente come me la ricordavo (d'oh!):

ma il mondo era così brutto che nessuno aveva voglia di risorgere dai morti
.

la volevo come titolo perché mi richiamava lo stesso carattere sobrio e al tempo stesso apocalittico di una cosa che ho pensato oggi guardando il telegiornale. Vedendo le due colombe appena liberate dal Papa rientrare nello studio del pontefice, ho pensato come la pace sia accolta dal mondo solo con freddo, e come quindi sia naturale che non voglia più andarci.

sabato 21 gennaio 2006

-

parlerei delle delusioni che mi dà il mio amico, quello che, isolato e incomunicante, a mezzo metro dal televisore, dava le spalle ai suoi amici e tutto il resto di sé al Grande Fratello cui si è abbonato (tra l'altro, quest'anno più che mai sembrano tutte facce qualunque, il n u l l a autocelebrativo)
parlei dell'altro, Colui che mi chiamava "fratellino" prima ancora di ricordarsi il mio nome, che, a quanto pare, da qui in avanti dovrà sbiadire la sua presenza sulla mia vita
parlerei delle immagini e delle voci che compaiono nel retro della mia mente
ne parlerei, ma non ora.
perché oggi mi sono ricordato di quanto ami la malinconia di una giornata assolata d'inverno.
la luce forte e fastidiosa agli occhi. tagliata dalle ombre lunghe e nere del pomeriggio. la sottile delusione di non sentire il caldo che ti aspetti.
immagino questo, su un lungomare senza chioschi e deserto - solo un ragazzo con un maglioncino, seduto sui sassi o sul muretto. è "Grazie" dei Marlene Kuntz.
come "Seagull surf" degli Shandon, che suona pulp ma non mi toglierà certo dalla testa una giornata di fine estate. stesse luci. stesse ombre. lo stesso caldo che non ti puoi permettere. il tramonto.
la stessa malinconia.
l'arancione.
situazioni che potrebbero essere il contesto interiore ideale per un autoritratto a cui pensavo per caso prima. io che indosso un maglione leggero con le maniche lunghe a coprire parte delle mani, seduto su un muricciolo a ridosso di un burrone o qualcosa di simile. la gamba destra piegata, l'altra distesa. e una sigaretta in bocca, tenuta con la mano sinistra.
l'immagine poetica che ho di me.