___email, Skype e Live Messenger: grig-io [at] libero.it; NOTA: SE MI AGGIUNGI COME CONTATTO SKYPE, AVVERTIMI: non avendo nessun contatto, mi connetto molto di rado ;)

domenica 29 agosto 2021

M 2

 Confini.

Distanze.

L'infinito che passa fra zero e uno, il niente e l'essere.

Basta un minimo di audacia, o spregiudicatezza (che non è poi così diversa) per superarli, e lo so bene. La sfida diverte, il risultato gratifica, e le delusioni sono rare.
Sta tutto nel dire "Non ho niente da perdere" e lanciarsi.

E se qualcosa da perdere c'è?

[lo stesso giorno]

M 1

Scrivere. Ecco, basta poco, un taccuino e una Bic nera. Basta poco, quando lo fai per gli altri: un minimo di fantasia, qualche trucchetto accattivante, e sei a cavallo. Ma farlo per me stesso, Dio da quanto non lo facevo, è diventato spiazzante. Mettersi a cuore nudo, mettere in fila i pensieri, i sentimenti, le paure - e per farlo bisogna osservarli e dargli un nome - non ci ero più abituato.
Ma se da qualche parte bisogna pur iniziare, togliti sto dente Grì, e dillo.

Ho preso una cotta. Una sbandata, una infatuazione, come non mi accadeva da anni, ed è partita troppo in fretta la bilancia che oscilla tra il pesare gesti affettuosi non dovuti, e segnali che sanno di cortese distacco.

Anche capirsi tra persone a volte richiede di comunicare a cuore nudo, e quanto è difficile a volte!, e allora scrivere, di nuovo, vedere le parole per capirle, io per primo, ché oltre la sequenza convenzionale di lettere, segni e suoni, c'è il significato, e con quello bisogna fare i conti.
E facciamolo allora: scrivere i pensieri, scrivere le parole, soprattutto quelle non dette.

- M., sarebbe (stato?) bello dormirci addosso. 

- Mi piaci. Di corpo, di testa, di come pensi, di quello che dici e quello che non dici ma che ti lascia un'ombra diversa nello sguardo di uno dei tanti selfie su Instagram. Mi piaci, e più di quello che temevo, e anche con questo devo fare i conti. Con uno smuoversi dentro che avevo rimosso e che mi pare di non saper più gestire, e mi rende impacciato e imbranato come un ragazzino, e come un karma, più penso a questa cosa e più si concretizza.

- Dimmelo. Dimmelo chiaramente e non ci pensiamo più. Dimmelo che non ti piaccio per fisico, età, esperienze, o magari proprio per via di questa imbranatagine del cazzo che di certo non è sexy.
Dimmelo, che "non è il caso", per un trilione di motivi tuoi, miei o altri ancora. Dimmelo, ma tienimi abbracciato un giorno di fila.

 

 

Forse la lista delle cose da dire non è finita, ma un attimo l'emozione mi ha vinto, è scesa qualche goccia a rigarmi il viso; curioso, per quanto mi sentivo arido prima, magari un po' d'acqua, seppur salata, può portare vita ugualmente. E magari può far bene rieducarmi a vivere le emozioni, e quale tempo migliore per farlo, se non ora, lontano dal tran tran quotidiano che tutto macina e poco lascia?

Passa F. a chiamarti per aiutarlo con le colazioni. Qualche istante ed esci.
Un pollice alzato a dire: "Tutto ok, dormito bene?".
"Sì."
A domanda rispondo. Sembra facile.
Ma bastano pochi secondi - comunque troppi - per rendermi conto di quante cose non dette possono esserci in due stupidissime lettere pronunciate meccanicamente. Qualcosa tipo: "Sì, ho dormito bene, ma stranamente meno del previsto. Davvero, non turbato [il sonno],  ma stranamente poco. Fermati un attimo, anche se so che hai da fare." Fermati, ché vorrei notassi che scrivo, e vorrei farti leggere, ma non ora.

"Sì."
Risposta veloce, semplice, pronunciata con cordialità ma che se non è seguita da nient'altro diventa distacco, e appunto quanto non-detto, quante supposizioni vere o infondate si nascondono, inscatolate dentro due lettere che a rivederle sono diventate banali e insufficienti.
Fingere può essere facile, se fatto consapevolmente, anche lì bastano alcuni trucchetti e il gioco è fatto. Come Pollicino, fai una strada, e se necessario, sai come farla a ritroso. Ma quando fingi inconsapevolmente, quando il dare per scontato, la supposizione appunto, costruisce torri e schermi fino a dire banalità col pilota automatico, e anzi ti allontanano da quello che vorresti, ecco, quelle cose lì come si smontano?
Suona la sveglia del telefono.
Colazione.
Pausa.

martedì 26 giugno 2018

sei
l'affanno, il brivido, la perdita
del ritmo regolare del respiro.

Ti scrivo buon compleanno e - davvero - mi gira la testa.

martedì 2 gennaio 2018

ferite

che si riaprono
e si riaprono.

lunedì 13 novembre 2017

[senza titolo]

a fatica
sto recuperando pezzetti di me,
e (non) arrivi tu
e il vuoto che lasci.

mercoledì 24 maggio 2017

abbiamo lo stesso sangue

sei più grande di me,
credi nella giustizia,
nella legalità,
leggi Saviano e voti Grillo,
e sbatti telefoni in faccia
e metti zizzania
e neanche
mi dici
le cose
in faccia.

martedì 25 aprile 2017

otto mesi

e non mi è mancato niente.
non mi sono mancati problemi.
non mi è mancato scrivere.

ne ho passata una bella grossa, e di certo devo ancora riprendermi.
è un periodo di andare avanti per inerzia, per non pensare, per non impegnarmi, perché niente o quasi sembra valere la pena.
c'è il lavoro che chiede tanto, c'è la famiglia che chiede tanto, ci sono io che non so se do abbastanza, ci sono io che a forza di credere di darmi non mi trovo più.
ma ogni tanto c'è qualche soddisfazione, e senza grandi cose.
ci sono gli amici, molto pochi e raramente presenti, ma buoni.
c'è l'amore, che non è un amore, che oggi sono due anni anche se siamo single da uno e mezzo.
c'è un ritorno d'inverno, ci sono terremoti e test nucleari, ci sono le ascese delle destre e dell'individualismo, c'è una sera qualunque che una canzone di Moby, o fossero stati anche gli Smiths, c'è una sobria malinconia di fondo, e un giovane uomo che accenna un sorriso serio.

venerdì 19 agosto 2016

post #1000

"Con quello che hai passato, ci sarebbe proprio voluto un abbraccio dei nostri.
Promettimi che appena avrò finito il trasloco verrai a trovarmi.
Voglio rivederti, e parlare di quello che ci è successo."

venerdì 5 agosto 2016

Mamma

che ti hanno riacciuffata per i capelli
nonostante fossero appena ricresciuti.

martedì 10 maggio 2016

[senza titolo]

e poi
forse
tra una parola e l'altra
hai detto
che sei stato stupido
ad andartene.

domenica 3 gennaio 2016

duemilasedici

Brindo con un bicchiere a metà,
a un anno che inizia, a un altro che è finito.
Alle risate, ai pianti, alle apatie che comunque sono servite e sono maturate,
agli incontri, agli addii, e ai ritrovamenti,
alle prove, alle vittorie e alle prove ancora.
A quello che ho imparato, a quello che ho imparato a lasciare andare.
A un tatuaggio su un braccio, e uno sull'altro,
e a me che sto nel mezzo.

lunedì 21 dicembre 2015

[senza titolo]

E dunque sta baracca ha dieci anni esatti oggi.
Potrei parlare di quante cose sono successe in dieci anni,
potrei parlare di quante cose sono cambiate,
di quanto sono cambiato io,
ma la cosa che più mi preme è dire che,
esteticamente, qua è proprio una baracca.

sabato 15 agosto 2015

[senza titolo]

Ieri, essere una cosa sola.
Oggi,  .
Domani?

lunedì 3 agosto 2015

Ti lascio.
Ti lascio.
Ti lascio.

E mi lasci
il tuo profumo
sulla barba.

domenica 1 febbraio 2015

[senza titolo]

Non devo scrivere quando ho sonno arretrato e mezzi pensieri tristi.
Non devo pensare quando ho sonno arretrato e mezzi pensieri tristi.

Che piango svogliatamente e senza grossi motivi.
Che vorrei un abbraccio, uno non a caso.
Che penso che me ne daresti anche più di quanti ne abbia realmente bisogno.
Che penso a come mi hai rivelato come un compagno sia casa, sia famiglia.
Che con te ho dormito, che mi appoggiavo sul tuo petto che poi non respiravo,
che quando respiravo mi sincronizzavo con te.
Che, eppure, sembra abbiamo condiviso molto meno.
Che alle volte sembri distante anni luce.
Che te ne andrai.
Che magari la mia famiglia la costruirò altrove.
Che magari devo ammettere un altro fallimento.

martedì 13 gennaio 2015

[senza titolo]

Quel camice operatorio
di tessuto-non-tessuto
che quasi sembrava organza
per quanto eri bella.

mercoledì 7 gennaio 2015

[senza titolo]

Una stella cadente nella notte della Rivelazione.
Ho chiesto te.

Che non siamo stati insieme e che mi hai lasciato.
Che più ci conosciamo e più sei affettuoso.
Che mi abbracci, mi baci,
che dormiamo insieme di un sonno leggero,
che facciamo sesso all'alba,
che mi dici "Ti voglio bene" da sobrio.

mercoledì 12 novembre 2014

[senza titolo]

ho pianto fiumi d'amore
l'alba era già
un fiore



ho rimorchiato dolore
ed eccomi qui a morire.

lunedì 25 agosto 2014

"Ci sentiamo

domani."

[lo stesso giorno]

Parli


di attrazione.

di un altro.